MirrorMoon EP – And the stars look very different today

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Mi sono avvicinato a MirrorMoon EP conoscendone solo pochi dettagli. Sapevo fosse un progetto quasi interamente italiano, sviluppato da Santa Ragione (team di talentuosi developer che già ci hanno regalato Fotonica, titolo che ambisce alla pubblicazione su Steam tramite Greenlight e che, proprio in questi giorni, trovate in sconto a soli 2,99$ sul loro sito) e sapevo che presentasse una visione assolutamente personale di ciò che potrebbe essere viaggiare nello spazio per chi, come me, ha sempre ammirato il concetto di universo, scontrandosi continuamente con un’atavica agorafobia e il suo contrario, la claustrofobia (prodotti come Alien per il mondo cinefilo e Dead Space per quello videoludico ne hanno celebrato malignamente le peculiarità). Sapevo infine che MirrorMoon EP è stato accostato in più di un’occasione alla terribile categoria di “non-gioco”, quel genere di esperienze che tendono ad evadere i crismi canonici del medium che ci è più caro, approfondendo altri argomenti, evolvendone in molti casi il linguaggio, creando qualcosa di nuovo che troppo spesso viene preso sotto gamba dalla critica di settore.

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MirrorMoon EP è l’essenza stessa della curiosità e la potenza della conoscenza fusi in un’esperienza particolare e nuova. Già dal fotogramma che segue il menù principale, la prima volta che si avvia il titolo, il feeling di tutto ciò che ci si trova davanti è completamente alieno. All’utente non è data la minima spiegazione del “come” e del “cosa”, in compenso però si viene posti nell’immediatamente appassionante ricerca del “perché”. Appena avviato il gioco ci si trova di fronte una consolle di comandi, spenta. Una volta presa la mano con questa, si affronta immediatamente il “lato A”, che assume il ruolo di tutorial, dell’ “extended play” citato con un acronimo nel titolo dell’opera e via, si atterra sul primo di una sequela di pianeti tutti da esplorare.

Per la seconda volta nel giro di pochi minuti il lavoro dei Santa Ragione langue sotto l’aspetto puramente didattico. L’immediatezza, che spesso diventa un vanto del gameplay, in questo caso è decisamente fuori portata, ma il mirabile quanto semplice comparto estetico, e la profonda immersività di quello acustico, garantiscono un interesse sempre crescente anche in questo marcatissimo senso di disorientamento. Di fronte a noi il panorama è maestoso: ci ritroviamo in piedi sulla superficie di un pianeta rosso, le dimensioni del corpo celeste che ci ospita sono talmente ridotte da permetterci di individuare la curvatura del terreno ad occhio nudo. Un mondo brullo ed inospitale al quale fa da sfondo un panorama da togliere il fiato: milioni di stelle e, proprio davanti al nostro naso, ad eclissare il sole è presente un enorme satellite, la “luna” del titolo (la quale lascia presupporre, a ragione, che anche quel “mirror” assumerà un significato durante lo svolgimento dell’avventura, ma per mantenere intatto lo stupore che mi ha colto nella scoperta delle meccaniche di gioco mi astengo dal darvi informazioni più precise).

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Ed è così che MirrorMoon EP si svela al fruitore dell’esperienza, il quale si trova di fronte un mondo in apparenza vuoto che, solo padroneggiando gli elementi che mette a disposizione può essere affrontato e compreso. Una volta concluso il primo pianeta verremo a conoscenza della possibilità di passare al “lato B” dell’avventura: un multiplayer passivo (quindi senza una diretta interazione fra giocatori) improntato sulla scoperta di nuovi pianeti (che potremo di volta in volta battezzare con nomi di massimo 6 lettere) con il fine ultimo di trovare un significato a delle sporadiche anomalie visibili sulle superfici nelle quali attereremo. L’importanza di nominare correttamente un luogo appena visitato è quindi insita nel permettere ai giocatori di capire il prima possibile se un pianeta possa aiutarli o meno nell’intricatissimo sbroglio di questa ossessiva “ricerca della verità”.

Da qui al capire il resto dell’immenso potenziale di MirrorMoon EP il passo è breve. Ciò che nei primi momenti di gioco affrontiamo come una mancanza, l’assenza di spiegazioni anche veicolate in forma di semplice tutorial, d’un tratto assume connotati caratterizzanti, addirittura necessari per la fruizione completa dell’esperienza stessa. In questo caso non ci troviamo di fronte ad un titolo che fa dello snobismo una delle bandiere della sua peculiarità; la vera chiave di volta, qui, è la scoperta e la curiosità che suscita di conseguenza. La misteriosa console spenta, la prima spedizione su di un pianeta, il padroneggiare ogni particolare pulsante dell’atipica astronave: tutti questi elementi disegnano un quadro d’insieme che sottolinea inevitabilmente quanto la sete di sapere sia il principale pilastro del motore metaludico sul quale poggia tutto il gioco. E il “B Side” diventa inamovibile baluardo di tale volontà.

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8 / 10

L’immensità dello spazio descritto dai Santa Ragione e l’ossessiva ricerca della verità, tipica dell’essere umano, esplodono letteralmente in una galassia fruibile da tutti, nella quale ognuno deve necessariamente collaborare per trovare la chiave ad una domanda collettiva che, nel suo piccolo, può dare vita a mille e più considerazioni di natura filosofica. Sicuramente non è un gioco adatto a tutti, ma se vi piace perdervi nell’immensità di panorami lisergici e universi ricchi di forme geometriche, le quali svolgono il ruolo di allucinanti strutture a un gioco che celebra la conoscenza tanto quanto la fascinazione dei viaggi in solitaria, allora abbassate le serrande, infilatevi un paio d’auricolari alle orecchie e preparatevi a perdere la cognizione del tempo. Fatemi un solo favore: non compratelo perché è un progetto italiano, acquistatelo perché è veramente, internazionalmente bello. Lo trovate su Steam e sul sito degli sviluppatori ad 8,99€.

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