Ironclad Tactics – Scucinare lo stramonio dentro al tritaerba

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Ironclad Tactics arriva dal tuo spacciabonza preferito grazie agli sforzi dei creatori di SpaceChem, quindi insomma, l’articolo lo chiuderei qui considerato lo iunversal éccleim che suddetto titolo ricevette ai tempi. Ma non si può fare, perché non siamo nel paese dei balocchi e mi tocca condire una garanzia come questa con una tantum di parole che il più delle volte sono dimenticabilissime.

La sostanza è veramente semplice: prendete Plants Vs. Zombies, togliete le plants, togliete gli zombies, sostituiteli con dei segoni steampunk a due mani che arrivano allegati a vari robottoni di latta e un’ambientazione che si rifà interamente al filone della guerra di secessione americana. Bon. Finito lì. Sto pensando a cosa aggiungere, perché onestamente se arrivasse qualcuno e mi parlasse di un gioco con queste caratteristiche non ci metterei troppo a rendermi conto che fino a questo momento ho sempre speso male i miei soldi. Ma cerchiamo di approfondire.

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Fare una partita ad Ironclad è un’esperienza estremamente appagante: benché in realtà anche tutte le altre sue carte siano perfettamente in regola, ciò che rende questo cicciopasticcio veramente fenomenale è il tipo di feedback che ti restituisce in partita. In mano hai un mazzo da 20 carte, non di più; questo mazzo contiene tutti gli strumenti necessari alla vittoria contro la CPU (o contro un amico, ma sappiamo tutti che il multiplayer nella merce indipendente è – quasi sempre – un fallimento). C’è un timer che tiene il conto dei turni, che scorrono in tempo reale, e ad ogni turno che passa ti vengono assegnati dei punti azione per permetterti di giocare le carte che hai nel deck. Vince chi, in una maniera o nell’altra, ottiene la quantità di punti vittoria sufficienti prima dell’avversario. La sostanza è questa: il resto è un massacro.

Spiegare le meccaniche intrinseche di Ironclad Tactics a parole è decisamente complicato, ma il succo è che ci sono tutta una serie di dettagli, di attenzioni alle tempistiche da impiegare, di rifiniture che rendono la GUI assolutamente reattiva ai click, che rendono qualsiasi partita un’esperienza forte, di quelle che o stai sul pezzo con le mosse dell’avversario, oppure nell’arco di cinque secondi di orologio ti sei giocato la partita intera. Non so se mi riesco a spiegare bene: non è un gioco impegnativo, ma è un gioco impegnante.

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8/10

Non so che altro dirvi se non “basta rompere il cazzo con le vostre frociate da intellettuali, aprite il portafogli e sganciate i money per Ironclad”. Di che avete bisogno al giorno d’oggi per farvi comprare un gioco? Che ve lo regalino? Pezzenti, merde, paggi, felloni. Quando c’era lui i treni arrivavano in orario e le case indipendenti o vendevano o fallivano, non c’era la via di mezzo da checche isteriche in cui i giochi si regalano coi bundle per fare successo. Il mercato indie deve tornare ad essere solo muscoli: lacrime, sangue e sudore. Spendete i vostri soldi per Ironclad Tactics. Fatelo. Per il bene di questa nazione ormai allo scatafascio.

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