A Valley Without Wind 2 – Un’occasione persa

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Giocare al nuovo titolo di Arcen Games mi ha ricordato la mia infanzia. Avrò avuto circa 6 anni e mi apprestavo ad entrare nel magico mondo dei videogiochi, da una parte il fido NES, passato sin dalla fine degli anni ’80 da generazioni di cugini e zii, mentre dall’altra si affacciavano i primi veri personal computer. Fu proprio così che un giorno del 1992 mio padre arrivò con un IBM 286 e segnò una definitiva condanna alla mia vita futura. Uno dei primi giochi che mi diede una sensazione molto simile alla dipendenza fu Wolfenstein 3d. Questo sparatutto, ai tempi discretamente rivoluzionario per il suo motore grafico molto particolare, era un vero gioco old-school, scordatevi i corridoi delle ultime produzioni e immaginatevi mappe discretamente grandi, dispersive e in cui non capire dove andare era all’ordine del giorno.

Come se non bastasse i colori a 16bit donavano al gioco un aspetto un po’ psichedelico, a tratti finanche malsano. Ed è così che dopo tre o quattro ore di gioco sentivi una sensazione del tutto simile alla nausea salirti dallo stomaco, una qualcosa che da bambino adoravo, mi dava l’idea di essere un vero duro, ma che non appena sopravveniva mi costringeva a smettere di giocare a meno di non voler farmi davvero del male con conseguente scenata di mia madre medico sui rischi della sovraesposizione ad uno schermo.

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Questo mi ha ricordato A Valley Without Wind 2, con la differenza che la sensazione di nausea è arrivata dopo soli venti minuti di gioco. Ma, intendiamoci, non è un giudizio sull’effettivà qualità tecnica, nè una battuta, ma una semplice constatazione fisica. L’ultimo titolo di Arcen Games infatti non sembra aver fatto tesoro di alcuni errori commessi dal primo titolo di questo loro brand che attingeva a pieni manid ai cosiddetti metroidvania-like; ossia giochi che uniscono una componente marcatamente platform ad una più avventurosa e action, il tutto spesso condito con elementi anche da gioco di ruolo e, nel caso in questione, con anche una componente survival.

A Valley Without Wind, seppur nelle intenzioni fosse un grande concept, soffriva di una complessità e dispersività decisamente esagerate, dovute forse ad un eccesso di confidenza nei metodi procedurali che andavano a creare i livelli di gioco, il giocatore si trovava sommerso da un’esplorazione non-lineare che, sebbene di norma sia un pregio soprattutto in questi anni ’10 dove la tendenza è quella della semplificazione, creava una sensazione di spaesamento nel giocatore. Tutto questo ci porta a non capire più nulla e a cominciare a saltellare qua e là sparacchiando e tagliando alberi (il gioco non è infatti consigliato agli integralisti dell’ambientalismo) per avere la legna necessaria a costruire gli scalini che ci faranno raggiungere zone del livello prima inaccessibili.

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A Valley Without Wind 2 parte da qui, un gioco che genericamente ci ricorda un Unepic ma che tenta di trascendere il suo stesso genere, tra l’altro già imbastardito proprio per la sua essenza da metroidvania, infilandoci anche un pizzico di strategia a turni. Lo scopo del gioco infatti sarà non solo quello di superare livelli pieni zeppi di mostri, tramite anche l’utilizzo di equipaggiamenti vari e la possibilità di avere svariati incantesimi e abilità specifiche, ma anche quello di esplorare una mappa ad esagoni dove poter muovere unità, raccogliere risorse e costruire edifici per resistere alle cicliche invasioni di mostri che renderanno la nostra missione salvifica sempre più difficile. Un tutorial non sempre molto chiaro, pero’, aiuta a rendere questa ennesima commistione di generi un po’ indigesta e alla lunga un po’ frustrante.

Nonostante questi evidenti problemi di gameplay, il gioco ha anche degli indubbi lati positivi: il design complessivo dei livelli è molto gradevole, diversi ambienti con diverse caratteristiche sono ben costruiti e tutto il mondo ha un aspetto cupo e decadente che sicuramente affascina. Tale atmosfera è poi anche aiutata da un’ottima musica di sottofondo. Gli stessi nemici variano da semplici droidi a più classici mostri che prendono a pieni mani dall’immaginario collettivo di una sorta di mitologia occidentale, come ad esempio arpie, sfingi o troll. Inoltre la presenza di diversi personaggi da poter utilizzare, con un numero ampissimo di classi da cui poter scegliere, ne aumenta sicuramente la longevità favorendo una buona rigiocabilità. Paradossalmente è pero’ tutta questa profondità che crea quella sensazione che potremmo chiamare nausea da Wolfenstein 3d, rendendo quindi un lato positivo un serio problema ad una serena fruizione videoludica del titolo in questione.

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Il gioco è presente in bundle con il primo su Steam, tuttavia il prezzo un po’ alto per un gioco indie, circa 12 euri, fa pendere il giudizio sulla parte della bilancia che va in negativo. Se tuttavia siete degli appassionati dei giochi che fanno degli algoritmi procedurali il loro dio, potreste farci più di un pensierino qualora lo troviate in offerta. In conclusione potremmo definire A Valley Without Wind 2 un’occasione persa, le intenzioni sono nobilissime e la scelta dello strategico, in luogo dell’esplorazione survival del primo titolo del brand, dimostra che Arcen Games ha sicuramente tentato di risolvere i problemi del primo.

5 / 10

Tuttavia la scelta si è rivelata non molto felice, soprattutto nel momento in cui la parte strategica non riesce ad appassionare e ad arricchire il gameplay in modo sano. Verso la fine del 2013 è in programma anche un’espasione, nella speranza che Arcen Game farà tesoro delle critiche speriamo di risentirci tra qualche mese per parlarne bene perchè i presupposti per un buon metroidvania ci sono tutte. Come i vostri professori dicevano ai vostri genitori durante i ricevimenti: il ragazzo è intelligente ma non si applica.

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  • http://www.trobadourgames.wordpress.com/ Christian Fratta

    Spiace che abbiano fallito anche con il secondo, quando lo dovetti recensire cercai (e fallii miseramente) di scavare a fondo per trovare degli aspetti positivi; mi aspettavo dei cambiamenti ad un livello più fondamentale.

    • http://www.facebook.com/people/Marco-Tassani/760352181 Marco Tassani

      Ancora ho le convulsioni per le -epiche- sessioni di multi! Never4get “sparalo con il ghiaccio” !

      • http://www.trobadourgames.wordpress.com/ Christian Fratta

        Io sento di dovere a te, Francesco e forse Fede (o era qualcun altro?) una birra minimo per avervi sottoposto a intere serate di coop xD

        • Lorenzo Bonaffini

          Il multi, anche se non lo cito, c’è pure in questo ma non ho avuto il coraggio di provarlo.

    • MonoS

      Anche a me spiace un pochettino, dagli screen sembrerebbe proprio qualcosa di epico
      Soprattutto il secondo, con quella particolare grafica a 8bit e quel setting da sparatutto vecchia data CIÒVVUOLE

  • xdiesp

    Su SNES c’erano stati un paio di giochi straordinari che mischiavano piattaforme e gestionale. Io non vedrei l’ora di ritornare a quei fasti, ma poi mi basta guardare quell’accozzaglia di elementi di grafica da giochino shareware dei primi anni 90 e mi passa la voglia. Un gran peccato